domenica 19 agosto 2012

MADRIGALE

A Eumeo o Echione al mitologo dell'estorsione,
che l'Achille uccise d'emozione, l'immaginazione.
O Eretteo Eteocle che sfinge Temistocle, Iperione.
Giobbe, e Cristo e il Battista, che dei punk
hanno fatto rimodellazione, su teckno funk,
d'estroso canto plasmato in troppi fax.
Se leggessimo Flaubert e il sax di Milton Pax.
E Mastro Pulce, che di scarpe leva calce,
tutti bravi a menzionar, a far poesia da dimostrar.
Stanotte svengo nel dolore, in tema alla desolazione.
Aristarco non mentiva, Drustan si anarchizzava,
e del fondo di questo infame gioco, ci si sprezzava.
Or dissi, io con mio penno lungo e truce,
chi mi dice dov'é la luce? Chi s'inalbera in moda,
alla mia moda, di poetica slanciata, e bella a donna,
l'ho immaginata, di candor fuliggine e cospiratrice,
che del canto di tutti i poeti ne feci legge e pace.
Di guerre di sfondo, di snaturato mondo,
colsi e dolsi e a stento lessi, il non visto
del mio ringiovanendo. Di ruggito sano,
al volto di chi mi taglia la mano, su svista lesta,
di te che leggi o leggi il canto del mio manto.
Ho alzato il mondo con la Poesia e di questa moda,
ne farei altrettante lezioni e invenzioni,
considerazioni su Chagall e criticherei Modigliani,
o citerei Montale di sfuggita, sul passar dei cani
alla balaustra del dolore che la testa taglia al consumatore.
Che di Narciso fecer il Nonno di Panopoli;
chi disse a Ulisse del trono perso,
chi cantò alle Oceanidi il loro converso.
Io che silente, costruisco il mondo, rovescio
in pentola di Dio il mio conservato senso d'amore.
A te, spirito travolgente, inceneritrice di sintomi,
calunnia del povero, dilemma al poeta
che in man tien petalo per petalo, la sua meta.
Non giova, al Principe Melone il regno,
dei sordidi animali, carognosi e infami,
ladri di medulle, e inebriati di fame negra.
Eccelso ritrovo dei beni culturali,
sulla tristezza di Empedocle, o Giasone
che gli dei triniscono il canto di morte.
Stanotte, mi lancio deciso in e'l mortaio,
di fuliggini assetate, e decantate al paesaggio.

Balto

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