martedì 16 giugno 2009

Parole...

”Ci sono parole che non si possono animare, ma di cui l’anima ha bisogno di parlare”

Quello che sappiamo è l’uso e consumo.
Il loro è considerato abuso di circostanza.
Se non adempiono al loro incarico, quello di riempire gli spazi fino ai confini concettuali tracciati a priori, noi ne inventiamo di nuove, alcune fin troppo stravaganti o prive di radice e queste, inevitabilmente, vengono portate via dal vento.
Conosciamo persone che non possono fare altro che esploderle sui vagoni.
Altri le allineano su sottili fogli di legno e alcuni di loro le mettono in rima.
Intimidite e terrorizzanti per chi è con loro davanti ai fatti, perché questi ultimi sono di gran lunga più forti anche se le scagliate da un megafono.
Siamo bagnati dal loro calore se ci fermiamo in superficie, meglio evitare profonde e oscure apnee.

In questo tempo di crisi, quelle povere rimangono sempre le più convenienti.
Talune non risultano capite e la colpa a volte ricade sugli ambasciatori.
Quando non le troviamo andiamo dagli altri a cercarle.
Consapevoli che l’ultima non vuol sentir ragione.
Ognuno di noi ne conosce un paio in grado di aprire porte.
Chiunque di noi ne ha di silenziose nella mente e altre che valgono fomento per la causa.
Ci ritroviamo insoliti trovatori d’oro se loro nemmeno sussurrano.

Se dovessi usarne una per definirle, GIOCOSE sarebbe la parola giusta.

Bob

giovedì 11 giugno 2009

Solo un po' di stupido hip-hop

“… C’è una risposta dentro lo specchio
Un filo che è la continuazione di se stesso un nesso
Un occhio che guarda attraverso
Dal nucleo dentro l’atomo fino al perimetro dell’ universo …”





Bob

venerdì 5 giugno 2009

Pensieri di spettatori a teatro...

“La puzza della polvere mi sta dando la nausea. Siamo nel 2009, cavolo, c’è la televisione, il cinema, internet e lei mi ha trascinato qui, a teatro. Stasera c’era pure quel bel film in tv. L’ho visto già cento volte ma me lo rivedrei volentieri. Va bhe. Ormai sono qui. Appena si distrae, mi giro, chiudo gli occhi e mi addormento.”

“Avevo proprio voglia di venire qui stasera. Finalmente ho avuto l’occasione di mettere il visone nuovo. Che bello. Che poi io di ste cose non ci capisco mai niente di niente, nhe. Molto meglio quella fiction là, dove ci sono i poliziotti e tutte quelle robe lì. Ma almeno è una serata diversa. Si vede un po’ di gente. Oh dio, non conosco nessuno. Ma per forza non conosco nessuno, non mi porta mai da nessuna parte. Una sera c’è la partita, una sera c’è quel diavolo di film che ha già visto cento volte che lo sa a memoria anche il gatto.”

“Bello sto posto, eh, proprio bello. Sì, sì. Il loggione, gli affreschi sul soffitto, la galleria. Che poi cosa sarà sto loggione, bha. Comunque sono venuto solo per vedere quel comico che fa il cabaret in tv. Aaah, lui sì che è bravo. Ha sempre la sua battuta pronta. Sempre la stessa, ma va bhe. Ha il tormentone, ecco come si chiama. Quando non sa cosa dire, butta lì il suo tormentone e tutti ridono. Bravo, lui. Sì. Poi a me a teatro piace ridere. A teatro mi devo divertire, lascio fuori tutti i pensieri e mi godo lo spettacolo. Basta che non iniziano a cantare. Per carità io odio quando cantano nei film, figurati a teatro. Fatemi ridere.”

“Il teatro è la metafora della vita. L’attore abbandona sé stesso nel camerino per trascendere nei panni del personaggio. Poi se nel corso dell’opera avviene lo sdoppiamento allora l’attore incarna tre identità. L’attore in camerino, il personaggio e l’attore sul palco. L’attore che recita il suo ruolo di attore. E se interpreta il pensiero del pubblico l’attore è attore, personaggio, di nuovo attore e anche spettatore e poi di nuovo attore. E interpretando lo spettatore dovrebbe interpretare un pensiero comune da interpretare sul palco, ma come è possbile se gli spettatori non interpretano lo spettacolo allo stesso modo. Un momento…ma non era l’attore che interpretava? Comunque diventa meta teatro, in uno spettacolo che potrebbe essere metafisico. Il teatro nel teatro, la vita nel teatro, il teatro nell’anima e nell’animo…si va bhe. Lasciamo perdere.”

“Stavolta è fatta. Sì, sì l’ho impressionata. Sono andato a casa sua, lei è scesa e cosa le ho fatto trovare? Due biglietti per il teatro. Non il solito concerto, non la solita discoteca: il teatro. Ahahah. Ma quante ne so? Sì, sì, stasera me la dà sicuro. Speriamo però che sta roba duri poco, perché mi sto già rompendo. ”



Chissà in quanti, fra chi avrà letto questa ex-pagina bianca, si sarà immedesimato in qualcuno di questi spettatori possibili. Bene, voi che considerate il teatro solo un fatto di costume, sappiate che vi state precludendo un mondo. Se non sapete (ma molto più di frequente è che non lo volete) cogliere il messaggio che questo o quello spettacolo vi vuole lasciare, allora siete il frutto di un processo molto ben riuscito da parte dell’industria dell’intrattenimento anni 2000. Il teatro si nutre di idee e di parole, di messaggi che hanno bisogno di essere colti. Non vi libererete tanto facilmente del teatro: lui vi inseguirà ovunque, vi perseguiterà nella vostra vita quotidiana, sarà dietro l’angolo della strada e vi assalirà. Se invece vorrete ascoltare le parole di un povero attore sulla via del declino, o se vorrete assistere alla prova brillante di un giovane emergente, se vorrete ascoltare la storia che quello o quell’altro autore vuole raccontarvi, se vorrete lasciarvi trasportare in un altro mondo da scenografie e costumi, il teatro vi ringrazierà e quando gli attori sul palco, tra gli applausi, vi faranno il loro più bell’inchino, nelle vostre menti il teatro avrà già insinuato il tarlo di un’idea.

Co

domenica 31 maggio 2009

Filastrocche pessimiste II

Taglia la strada l'ombra di un lampione
E' come fermarsi sull'orlo di un burrone
ed ora come faccio?lo posso superare?
Tengo un cuore di cartone tra le mani,
e ho un cuore d'alluminio che brilla, come fossero due fari.
Ho una mongolfiera a forma di cuore per passare oltre il burrone
e passato il primo c'è il secondo lampione,
ed è tempo di ricominciare...
Miriam sulla macchina ci muore,
è caduta nel burrone,
perché qualcuno rubato le aveva
il cuore che volava!”

Ora voi direte....ma che è sta roba!
Provate a leggerla ad alta voce, cercate di rendere al meglio la punteggiatura,
datele un colore, cercate di viverla in prima persona...come se fosse una metafora della vostra vita
ed infatti è questo che è!
C'è chi ce la fa...cade e si rialza...
e chi è sensibile che a volte decide di non riprovarci più a saltare il “burrone”.
Questa filastrocca volerà sulle note della vostra voce...
Avrà il colore che voi avrete deciso di darle,
significherà per voi e per gli altri quello che avrete voluto esprimere.
Così con queste poche, piccole e povere parole
dette magari sommessamente, o strascicate soli davanti ad un pc
avrete provato una piccola esperienza teatrale.

Il teatro è fatto di parole, di musicalità, di corpi, di persone...
non c'è tecnica che tenga quando a parlare è l'anima!

Ma'

giovedì 28 maggio 2009

Nature morte filosofiche

Il provocatorio filosofo francese del postmoderno e del simulacro Jean Baudrillard ,scomparso nel 2007, ha voluto salutare il mondo guardandolo attraverso un obiettivo fotografico.
Scrive:”La fotografia è il nostro esorcismo. La società primitiva aveva le maschere, noi abbiamo le immagini fotografiche (…) L’evento più importante della storia moderna è l’assassinio della realtà. Internet ,la televisione, la pubblicità attraverso l’incantamento estetizzante delle loro immagini, hanno reso la comunità globale un’ immensa platea di spettatori.”



In mostra fino al 7 giugno a Reggio Emilia all’interno di Fotografia Europea
www.fotografiaeuropea.it
P.M.

mercoledì 20 maggio 2009

Filastrocche pessimiste


Cambio di scena
e tutto finisce in una sera,

scivola via in una goccia di vino,
che si scioglie in un sonno supino...
e gli angeli viola del mondo
che piangono sorridendo.

Un chiacchiericcio di musica sfatta,
assuefatta,

dolcissima, come stelline di zucchero bianco
e l'attore si gira su un fianco,
ormai è vecchio e stanco!

Ricorda di un neo sbarazzino
e di un sorriso di lacrime pieno,
sollievo e sospiro....

Una visione,
una goccia scivola via sulla fronte
e sulle sue impronte cammina altra gente.”

E' venuta l'ora di svelare un retroscena...

"L'uomo nero non è morto
ha gli artigli come un corvo
fa paura la sua voce/prendi subito la croce
apri gli occhi resta sveglia non dormire questa notte.."

E' così che inizia la filastrocca dei bambini del film “Nigthmare on the Elm street”,
molte altre filastrocche celebri e non cantano del buio, della notte,
dei pensieri e dei sogni che tormentano chi di dormire non ne vuole sapere.
Qui a non volerne sapere del sonno è un attore che “ormai è vecchio e stanco”.
I ricordi lo tormenteranno per molto tempo,
perchè la sua carriera è finita in una sera tra festeggiamenti e congratulazioni.
“Sulle sue impronte cammina altra gente” questo è il prologo del cambio scena...
l'attore è consapevole già prima calcare il palco per l'ultima volta che intriso in questo suo ultimo trionfo c'è già l'ombra di qualcun altro,
qualcuno che ripercorrerà le sue orme sulla scena, che reinventerà i suoi personaggi.
Il suo ricordo andrà perduto perchè è la commedia che rimarrà, l'attore è l'operaio,
mentre il personaggio è protagonista.
Questo è il contratto che tutti gli attori sanno di aver firmato...chi avrà il coraggio di firmare e sapere di venire dimenticato?

Ma'

giovedì 7 maggio 2009

The air is on fire

The air is on fire (trad. L’aria ha preso fuoco) è a tutt’oggi la mostra più importante mai consacrata all’opera di David Lynch.

Sin dai primi anni trascorsi all’accademia di belle arti di Filadelfia, David Lynch ha dedicato, senza sosta, una parte consistente della sua attività creativa alla pittura.

La mostra fu presentata per la prima volta a Parigi, dal 3 marzo al 27 maggio 2007 e poi (con mia somma sorpresa) a Milano dal 9 ottobre 2007 al 23 gennaio 2008.

La mostra riunisce tutte le forme espressive di un artista proteiforme che ha sempre perseguito, sin da piccolo, il desiderio di essere pittore.

Allestita e progettata dallo stesso Lynch, The air is on fire presenta un gran numero di opere realizzate tra il 1960 e oggi: quadri, fotografie e oltre 500 tra disegni e schizzi, conservati con cura, ma apparentemente senza rispettare nessun principio organizzativo.

Mentre i suoi primi cortometraggi sono proiettati in una piccola sala che sembra ispirarsi al film Eraserhead (1977), Lynch trasforma così un’idea in uno spazio nel quale un visitatore può entrare.

Ed è qui che voglio arrivare.

Guardando i dipinti e i disegni di Lynch, si ha l’impressione di entrare in un mondo in cui si è costantemente in pericolo. In un mondo di doppi di noi stessi. Ma malvagi. Una sorta di universo parallelo che ritroviamo anche nei suoi film.

Nei film di Lynch sembra che i protagonisti siano in procinto di perdere il controllo da un momento all’altro. Come se un certo controllo incosciente – se possiamo chiamarlo così – possa improvvisamente venire a mancare, liberando i demoni che vivono in noi.

Nei quadri e nei disegni di Lynch proviamo spesso questa sensazione e sovente ci sentiamo come liberati.

Per questo The air is on fire merita l’attenzione che si attribuirebbe ad un grande evento. Perché è la monografia definitiva dedicata a un artista tutt’ora attivissimo, ma anche metaforico manuale d’istruzioni sui progetti futuri di questo assoluto genio artistico.

La mostra ha il pregio, di farci conoscere un David Lynch inedito e dal talento poliedrico, soprattutto per noi italiani abituati a relegarlo a mero regista cinematografico.

Consiglio a tutti di recuperare qualche monografia sulle sue opere e di farsi catturare dai temi ricorrenti, dalle paure e delle inquietudini che popolano il suo grottesco mondo.


Letture consigliate:
Catalogo David Lynch, Fondation Cartier pour l’art contemporain.

Lynch On Lynch, Chris Rodley. Baldini & Castoldi

In acque profonde, David Lynch. Mondadori.

Dade